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LE PATOLOGIE DEL CAVO
ORALE NEI PAZIENTI TOSSICODIPENDENTI
L’abuso di droghe è causa di un gran numero di problematiche di natura
odontoiatrica. Le più destruenti conseguenze sistemiche determinate
dalla tossicodipendenza hanno spesso portato a considerare questo
aspetto come del tutto secondario rispetto alle problematiche mediche e
sociali di maggiore impatto.
Tuttavia, l’incidenza globale di patologie del cavo
orale in questi soggetti è davvero impressionante: uno studio italiano
del 1991 riporta una percentuale di carie dentali nel 93,5% dei
tossicodipendenti (su una casistica di 124 soggetti), ed analoghe
percentuali si riscontrano in paesi di tutto il mondo. La patologia
cariosa è destruente e sembra avere caratteristiche peculiari comuni nei
soggetti dediti all’usa di eroina. In letteratura è descritta una
lesione cariosa tipica che presenta le seguente caratteristiche cliniche:
§
colpisce zone molto
estese dello smalto ed è poco profonda e piatta;
§
presenta un
caratteristico colore scuro;
§
la specillazione non
provoca dolore;
§
sono frequentemente
colpite le zone cervico-vestibolari.
Le carie tuttavia sono solo uno degli aspetti di
una problematica odontoiatrica davvero vasta.
Alla base delle patologie del cavo orale nei tossicodipendenti possono
sussistere motivazioni di natura sociale-psicologica e di natura
puramente tossica-biochimica o infettiva. I meccanismi eziopatogenetici
sono dunque plurifattoriali.
Il contesto socio-ambientale, in alcuni casi di assoluto degrado ed
emarginazione e gli aspetti caratteriali tipici dei tossicodipendenti
(soprattutto eroinomani), comportano una mancanza d’interesse per la
cura personale e per l’igiene, con una scarsa consapevolezza dei rischi
medici ed infettivi.
L’abuso di droghe analgesiche porta inoltre ad un aumento della soglia
del dolore, con la conseguente mancanza di percezione algica ed
ulteriore indifferenza verso eventuali cure mediche. Questo fa sì che i
pazienti si sottopongano ad eventuali cure odontoiatriche quando la
patologia cariosa è già in uno stadio molto avanzato, riducendo
notevolmente le possibilità terapeutiche. La presenza di vaste cavità
cariose non detergibili comporta la replicazione di specie batteriche
acidogene accelerando e amplificando il progredire della patologia nel
tempo, fino alla possibilità di una edentulia. Così, la difficoltà di
masticazione favorisce la scelta di una dieta scarsa di fibre costituita
da cibi ricchi di zuccheri, morbidi con elevata adesività e diminuisce
di conseguenza all’autodersione dei tessuti orali sostenuta da una
corretta funzione (clearence orale individuale).
Questo stesso contesto socio-ambientale è spesso alla base di fenomeni
di malnutrizione ed ipovitaminosi (associate alla comparsa di cheliti
angolari, candidosi e glossodinia). Stati policarenziali possono
determinare alterazioni del ricambio minerale favorendo la
demineralizzazione dello smalto.
Alcune droghe, soprattutto nel periodo astinenziale portano inoltre ad
un compulsivo desiderio di cibi ad alto contenuto di zuccheri, come
sottolinea uno studio di Molendijk sulla popolazione tossicodipendente
tedesca. Infatti, soprattutto i consumatori di eroina e cocaina, sono
soggetti a transitorie iperglicemie dipendenti dall’assunzione di droga,
seguite da periodi di ipoglicemia durante i quali si rende
necessaria l’assunzione di
zuccheri.
Vengono inoltre utilizzate come sostanze da taglio
il lattosio e glucosio, e anche durante le terapie di disintossicazione,
il metadone, è spesso somministrato in soluzioni fortemente zuccherine.
Per quanto riguarda gli aspetti lesivi propri delle sostanze tossiche,
bisogna necessariamente distinguere le diverse tipologie di droghe
utilizzate e non sottovalutare l’abuso contemporaneo di altre droghe
socialmente accettate (alcool e tabacco). Queste ultime danneggiano
l’apparato orale, favoriscono l’accumulo di placca batterica, la
formazione del tartaro e determinano situazioni policarenziali che
contribuiscono allo sviluppo ed al mantenimento della precarietà
anatomo-fisiologica del cavo orale.
In particolare è da ricordare che l’alcool provoca
una acidosi orale e l’uso di tabacco, tramite le alte temperature e
l’azione della nicotina, causa un’ipercheratosi, alterazioni della
vascolarizzazione, fenomeni di inibizione della migrazione leucocitaria,
parodontopatia e, di conseguenza, maggior cariorecettività.
L’uso di droghe stimolanti quali anfetamine, cocaina e crack è associato
a problemi di bruxismo, e quindi una ridotta inclinazione ruspale dei
denti posteriori, conseguenti all’effetto eccitatorio sui muscoli
facciali e masticatori. Esso si estrinseca nella presenza di faccette di
usura prevalentemente a carico delle cuspidi dei denti posteriori e in
dolore miofasciale.
Abrasioni cervicolari dei denti sembrano essere comuni con una maggiore
frequenza, a causa di un utilizzo troppo vigoroso dello spazzolino
dentale. Queste stesse droghe inducono una forte xerostomia, mediata sia da un effetto periferico che centrale di tipo inibitorio sulle ghiandole salivari e accentuata da una scarsa percezione della secchezza delle fauci da parte del tossicodipendente.
Gli effetti sul cavo orale nello specifico della cocaina variano a
seconda della via di somministrazione. Nel caso di inalazione nasale si
possono verificare, oltre a perforazioni del setto nasale, retrazioni ed
ulcerazioni ischemiche del palato. L’assunzione mediante strofinamento
sulle mucose gengivali porta, oltre alla comparsa di dolore acuto, a
gravi infiammazioni
gengivali, ulcerazioni delle mucose, imponenti retrazioni gengivali ed
erosioni dentali. È stata descritta inoltre la comparsa di lesioni
bianche non comuni a livello della gengiva vestibolare. Il crack, che
può essere assunto anche per via inalatoria attraverso il fumo, provoca
la comparsa di vescicole, ulcere e ragadi a livello delle labbra e delle
mucose orali.
Vi è anche la possibilità che eventuali
ricostruzioni in oro subiscano menomi di corrosione. La carie legata
all’assunzione di metanfetamina ha caratteristiche particolari e
riconoscibili, simili a quelle che si riscontrano nei pazienti
sottoposti a terapia radiante alla testa e al collo: le lesioni cariose
si concentrano inizialmente lungo la linea gengivale, poi si sviluppano
molto velocemente soprattutto sulla superficie vestibolare dei denti.
Sullo smalto si forma, inoltre, una patina di colore grigiastro
piuttosto inusuale se paragonata alla comune placca.
Merita di essere sottolineato che nei consumatori
cronici di cocaina, sono possibili gravi sanguinamenti in seguito ad
estrazioni dentarie.
Gli oppiacei, in particolare l’eroina, riducono la
salivazione avendo l’effetto collaterale di neutralizzare gli acidi
della bocca e dunque di favorire l’insorgenza del processo cariogeno.
L’iposcialia sarebbe corresponsabile nel provocare un aumento di
formazione della placca batterica in quanto verrebbe a mancare l’effetto
di detersione meccanica e chimica orale. L’iposcialia causa inoltre una
diminuzione delle difese aspecifiche ed immunitarie del cavo orale e
favorisce una diminuzione del PH orale.
L’eroina, ma tale ipotesi non è stata ancora
sufficientemente dimostrata, potrebbe anche agire sul metabolismo e
sulla perfusione sanguigna dei tessuti parodontali inducendo una
maggiore cariorecettività.
Per le pazienti tossicodipendenti eroinomani è stato ipotizzata una
maggiore presenza cariogena in base al ruolo di una genesi ormonale: la
connessione patogenetica sarebbe da mettere in relazione ad un aumento
di prolattina (PRL), legata al ridotto tono dopaminergico e riduzione
della secrezione ciclica di ormone luteinico (LH) ed estrogeni che nelle
tossicodipendenti presentano livelli costanti durante il ciclo
mestruale. In ambito orale tali alterazioni possono determinare
alterazioni parafisiologiche gengivali su base disendocrina: la
patologia gengivale e la conseguente retrazione favorirebbe
l’esposizione dei tessuti radicolari e la carie.
Gli allucinogeni inducono xerostomia e bruxismo.
L’utilizzo prolungato di exstasy ha un effetto anoressizzante con chiare
conseguenze sul cavo orale legate alla malnutrizione, mentre non sono
descritti effetti diretti ricollegabili all’uso di LSD se non un aumento
della salivazione che però non assume carattere patologico. |