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ASPETTI E PROSPETTIVE DEL TOSSICODIPENDENTE NEL TRATTAMENTO ODONTOSTOMATOLOGICO
L’operatore odontoiatrico non deve sottovalutare il proprio ruolo nel
piano di riabilitazione globale del paziente tossicodipendente, in base
a molteplici considerazioni.
Quale riscatto chiedono i tossicomani? Quello di non essere considerati
solo viziosi o “socialmente determinati”. La tossicomania è identità
patologica, ma identità. Abolita la droga queste persone presentano un
vuoto angosciante nella identità. Chiedono di essere curate per questo.
Il tossicomane non è un malato organico, non è
nemmeno un malato di mente, né un delinquente, ma è un po’ di tutto
questo. Di fronte a questa definizione nasce nell’operatore (ma anche
nella persona comune!) un forte disagio. L’empatia, cioè la capacità di
percepire e comprendere gli stati mentali altrui, diventa una dote
indispensabile per l’approccio terapeutico a tutti i livelli.
Superando l’approccio tradizionale della medicina, è necessaria una
visione dell’individuo come unità, non più diviso in mente e corpo,
collocato in un contesto ambientale. Bisogna riconoscere bisogni fisici
e psicologici, ed intuire che dietro ad una domanda ci sono delle
esigenze, pensare che il processo di cura non è dominio solo del medico.
L’obiettivo del trattamento odontoiatrico ha come scopo la cura e
l’eliminazione della patologia, con l’eventuale sostituzione protesica
dei denti mancanti, in modo da migliorare l’aspetto funzionale ed
estetico del paziente e facilitarne l’inserimento sociale, cancellandone
le stimmate visibili della tossicodipendenza. Per il paziente
tossicodipendente, la terapia odontoiatrica rappresenta l’accesso ad un
bene ritenuto di lusso, e quindi è una promozione sociale: la dignità ed
il rispetto mostrato ad ogni singolo paziente migliora l’immagine di se
stesso e la possibilità di riabilitazione dalla tossicodipendenza.
Le stesse considerazioni riguardano in maniera
ancora più significativa i pazienti con infezioni sistemiche, tipo HIV,
per i quali l’accettazione della malattia comporta l’accettazione di sé
come persone. L’operatore deve essere consapevole di avere di fronte a
sé individui portatori di una infezione che ha un’immagine collettiva di
incurabilità e di indegnità. L’intervento sanitario su una parte del
corpo, siano essi i denti, non è solo un intervento alla singola parte
ma è un intervento sulla persona. Un adeguato intervento sul cavo orale
dà la possibilità di:
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prevenire le varie
infezioni e/o le varie patologie correlate all’HIV, una buona
dentizione;
§
una buona dentizione una
dieta equilibrata che, a sua volta, dà la possibilità di mantenere uno
stato di immuno-competenza valido per migliorare le difese dalle
infezioni;
§
dà la possibilità alla
persona di integrare la bocca ed i denti in modo funzionale allo schema
mentale che ogni persona ha di sé. Sicuramente dà un contributo positivo
alla propria immagine e all’immagine di sé nelle relazioni con gli
altri. |